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GIORNALISTA PER UN GIORNO

L'iniziativa che vuole coinvolgere gli studenti nel mondo del teatro, invitandoli gratuitamente alle serate in stagione, dove incontreranno gli attori e lo staff per scoprire cosa c'è dietro alla vita del palcoscenico. I ragazzi producono poi una recensione della serata, corredata di giudizi ed interviste, conoscendo così il mondo giornalistico.

Di seguito le loro recensioni.

GLI UOMINI VENGONO DA MARTE, LE DONNE DA VENERE - Con Paolo Migone, Venerdì 7 aprile 2017

By FRANCESCO SIMONESCHI & ANDREA PELLEGATTA posted May, 2017
“Si narra che sul pianeta Marte abitasse la popolazione degli Uomini, mentre su Venere quella delle Donne. Un giorno gli Uomini intravidero questo pianeta, ed incominciarono ad incuriosirsi. Quando arrivarono su di esso, dopo un lungo viaggio, si ritrovarono davanti delle creature meravigliose, che sembravano aspettarli da tempo. Passarono la notte insieme. Ma gli Uomini dovevano tornare su Marte. Partiti nuovamente, con alcune Donne a bordo, per un problema tecnico la loro astronave fu costretta ad atterrare sulla Terra, e lì, le due popolazioni, restarono. Da allora si dimenticarono di essere diversi.”

Da questa premessa ha inizio lo spettacolo di Paolo Migone (lo storico “scienziato pazzo” di Zelig) “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, tratto dall’omonimo saggio dello psicologo statunitense John Gray. Per quasi due ore l’attore, che ha anche riadattato il testo in chiave comica, intrattiene il pubblico con un lungo monologo sull’impossibile convivenza tra uomo e donna. -L’anima gemella non esiste- afferma lo stesso Migone, -le donne sono reazionarie, agiscono meglio di fronte alle situazioni difficili, mentre gli uomini sono faciloni e infantili, fanno finta che tutto vada sempre bene, anche quando non è vero-. Numerosi esempi di vita quotidiana si susseguono nel corso dello spettacolo, tra i quali uno vede protagonista il libro stesso. –La donna compra il libro (da cui è tratto lo spettacolo)- continua l’attore, -lo legge e lo passa al marito. Lui legge la prefazione e lo abbandona alla polvere del comodino-. E da qui l’idea di trarne uno spettacolo, per rendere partecipe anche chi non è a conoscenza dell’opera di Gray, dando ad esso una duplice valenza. La prima è quella di far ridere e rilassare dopo una giornata stancante, valenza arricchita dall’insegnamento morale (ma non moralista), che aiuta a star bene con il partner, a dispetto dei contrasti di ogni giorno. Proprio da qui Migone costruisce il suo spettacolo, attingendo da situazioni tipiche dello scontro tra uomo e donna, esasperando il tutto con un grande carico di ironia. Lui infantile e legato alla madre (figura autoritaria e da temere) e lei che passa serate intere al telefono con la genitrice, lui che apre una sola pratica alla volta e lei che ne sbriga venti e più tutte insieme, lui esperto di motori e pilota provetto, lei che non conosce l’auto e che -non cambi l’olio?-no, mi sono affezionata-. Questi “scontri” ci sono sempre stati, anche con esiti negativi, e continuano ad esserci, tuttavia, -oggi, la donna, come è giusto che sia, ha più libertà e può decidere di andarsene se la situazione non funziona, rispetto a quando, in passato, il contrasto era celato e contenuto tra le mura di casa- afferma Migone.

Ma allora, esiste un punto di incontro tra uomini e donne? L’attore crede che sia l’arte ad avere il potere di legare due persone apparentemente diverse, creando stupore e ravvivando la relazione, una medicina che aiuta a sconfiggere la ripetitività della vita. Inoltre, dice, -La nascita di un figlio porta al vero amore: perché una vita solitaria non è umana, essa deve avere quel tocco di allegria che solo una famiglia è in grado di donare-.

Giunto alla 111ª replica, lo spettacolo ha avuto una lunga fase di preparazione, iniziata nel 2013 e durata tre mesi. Migone ha ripreso il copione inglese e francese, rimaneggiandoli e inserendo nuovi concetti per suscitare l’ilarità del pubblico: infatti, ritiene che la gente segua di più quando è portata alla risata, e che quindi il cabaret sia un importante mezzo di comunicazione.


Lo spettacolo, nonostante la lunga durata, mantiene per quasi due ore un ottimo ritmo, grazie anche alla capacità interpretativa di Paolo Migone, che intrattiene il pubblico senza sosta, prova tangibile della sua lunga esperienza in campo comico. Numerosi espedienti arricchiscono la messa in scena, come la presenza di due sfere luminose a rappresentare i due pianeti citati nel titolo, di una scenografia interattiva e coinvolgente, di suoni ed “effetti speciali” tutti ben riusciti nella loro semplicità. Nonostante gli uomini e le donne vengano da due pianeti diversi, Paolo Migone ci dimostra che per loro è possibile vivere insieme, ridendo gli uni dei difetti degli altri, e viceversa.


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